Il Combattimento


 

Si narra che un giorno un re spartano, mentre vinceva una guerra contro un esercito appartenente a un popolo circostante, decise di ritirare i suoi guerrieri. Sicché i suoi consiglieri gli chiesero stupiti le motivazioni di questa scelta che a loro pareva insensata. “Non ho voluto distruggere l’intero esercito avversario – disse il Re – perché i nostri guerrieri si tengano sempre pronti e allenati a combattere il nemico”

Secoli più avanti, questa perla di saggezza fu mirabilmente racchiusa in un adagio breve e incisivo per bocca di un uomo che, dopo aver combattuto per anni a servizio delle tenebre, fu folgorato da una Luce sulla via di Damasco… sto parlando di san Paolo e la massima che proferì fu la seguente: Vita est militia super terram – la vita è combattimento. Ma contro chi? Se non si conosce il nemico, non si può nemmeno combatterlo. Ebbene, la risposta ce la fornisce sempre san Paolo; i nemici del cristiano sono tre: il diavolo, che mosso dall’invidia lavora incessantemente per il nostro male; il mondo, che ci seduce con le sue illusioni; e la carne, che piega la nostra volontà con la forza della necessità e ci riduce a comportarci come delle vere e proprie bestie… Diavolo deriva da dia-bal ovvero il divisore. Egli è colui che divide ogni cosa dalla propria natura, dalla propria essenza, che è la posizione, il modo e l’armonia con cui Dio crea tutti gli esseri… il diavolo è il divisore dell’uomo da Dio, dall’Assoluto, perché vuole impedire all’uomo di conoscere e di riconoscersi nell’Assoluto… Se qualche vecchia catechista vi ha spiegato che Dio è quel Padre amorevole che dall’alto dei Cieli e ci viene incontro e ci aiuta, sappiate che non vi ha mentito, ma non vi ha nemmeno detto tutto: perché Dio non solo ci viene incontro ma si nasconde, perché vuole essere trovato, vuole essere conquistato. “Vince Dio chi perde l’io”, dice efficacemente Guido de Giorgio. Ed ecco che passiamo a quell’altro nemico che racchiude il mondo e la carne: l’io. L’io, ovvero l’assolutizzazione della nostra individualità, è un punto di vista illusorio… Dio ci ha creati in unione con Lui e con tutti gli esseri ponendoci nel Paradiso Terrestre ma  il Peccato Originale, in cui abbiamo proclamato la nostra indipendenza da Dio ingannandoci di essere come Dio, ci ha fatto cadere in questa vita, in questa valle di lacrime, piena di sofferenza e di dolore, in cui ci sembra che Dio e tutti i beni a cui il nostro cuore aspira siano vane illusioni, mentre l’unica realtà che ha l’ultima parola sulla nostra vita è la morte, ironia della sorte… ma oggi se ci troviamo qui, a parlare per la Chiesa, non è un caso: perché duemila anni fa Gesù Cristo, l’Uomo-Dio, dopo essere morto è risorto e ha fondato la Chiesa perché ogni uomo, In Lui, potesse sconfiggere la tirannia della morte. Non si parla qui di una filosofia di vita o di una tecnica psicologica ma di un fatto: Cristo è veramente risorto dai morti e ci ha indicato la Via da percorrere per tornare a Dio, il Principio e il Fine Ultimo di ogni cosa. L’io, come dicevamo, è l’illusione di essere liberi e autosufficienti da Dio e di identificarci con la parte più periferica del nostro essere, il nostro corpo, la nostra mente, le nostre emozioni e tutto ciò che è passeggero e che un giorno con la morte sarà dissolto… questa mostruosa illusione genera il più grande nemico dell’uomo: l’individualismo.

Ma che cos’è l’individualismo? È la rinuncia di ogni valore alto e nobile, di ogni possibilità che l’uomo ha di elevarsi e di realizzare la propria natura divina e spirituale.

Individualismo è sostanzialmente piegarsi alla propria natura inferiore, legata agli istinti e alle passioni irrazionali, alla pura istintività e alla viltà di chi vive solo in funzione del proprio tornaconto, e in definitiva a tutto ciò che rimanda alla propria contingente individualità umana in modo da gonfiare il proprio ego. Ma una vita vissuta solo per sé stessi, in maniera egoistica, è una vita in fondo priva di senso, una vita impregnata di nichilismo, perché l’ego non è che un’effimera illusione: l’Uomo (corpo, anima e spirito) che è ben altra cosa dall’ego, è un simbolo nel nostro piano della realtà del Principio che tutto ha creato e al quale tutto deve ritornare. Distaccato da Dio, un individuo non è nulla… e sul nulla infatti si fonda l’individualismo.

Abbiamo visto contro chi combattiamo, ma per cosa combattiamo? Per Dio come si è detto prima, per conquistare Dio che è l’Essere in se Stesso, l’Essere perfetto che nessuna parola umana può descrivere, ma che ogni cuore conosce. Combattiamo per Dio e quindi per la Tradizione. Perché? Cos’è la Tradizione?

Guido De Giorgio così l’ha definita: “il sistema stesso delle verità rivelate, controllate, approfondite e applicate su tutti i piani, da quello metafisico e propriamente sacro fino alle ultime sfere di sviluppo dell’attività umana”. Se la Tradizione è l’Ordine e la Via che Dio ci ha donato per tornare a Lui, essa permea ogni sfera dell’attività umana, e ciascuno deve impegnarsi affinché ogni propria azione, finanche la più piccola, sia l’espressione dei valori tradizionali, quali l’Onore, il Coraggio, la Fedeltà, il Sacrificio, la Gerarchia ecc.

Tutto ciò però non si improvvisa ma è frutto di un serio lavoro su se stessi e contro se stessi, perciò occorre assolutamente una salda formazione (per “dare forma all’azione”, appunto), come ha insegnato Julius Evola: “Prima di pensare ad azioni esteriori, spesso dettate solo da momentanei entusiasmi, senza radici profonde, si dovrebbe pensare alla formazione di sé, all’azione su sé, contro tutto ciò che è informe, sfuggente o borghese“.

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