Salita al Monte Athos

Come ogni luogo che è stato attraversato, calpestato, vissuto da personalità eccezionali, questo  acquista di fronte a tutti i sensi un’attrattiva particolare ancora prima di raggiungerlo.  

Il Monte Athos, il Monte Santo, è un luogo che si visita prima di arrivarci. Le immagini della salita,  ancora di più della salita al monte, sono riscontrabili in ciascuna persona che più o meno  consapevolmente si trova in una condizione di ricerca. E quando si visita quel luogo nuovo, mai visto  prima, in realtà si sta percorrendo un sentiero reconditamente già battuto. Solo che ora si vede,  finalmente. Si dice che il Monte Athos sia il luogo dove passeggia Maria Madre di Gesù, infatti si sa che la  Madonna, durante un viaggio dalla Palestina verso Cipro insieme con Giovanni Evangelista, approda  in questo luogo e incantata dalla sua bellezza desidera e chiede a suo figlio che questo diventi il suo giardino.



E in effetti diventa difficile definire un luogo in cui  20 monasteri e migliaia di monaci, ogni giorno,  senza sosta levano lode a Dio in un flusso continuo  di canti e inni in quel modo di pregare che così  tanto si avvicina a quello degli Apostoli. Il monte sacro ai Cristiani Ortodossi, l’Aghion Oros,  incarna l’esortazione dell’Apostolo Paolo a pregare  incessantemente: le liturgie comunitarie, il culto liturgico, la preghiera del cuore praticata personalmente anche mentre si lavora - qualche monaco sostiene di pregare anche mentre dorme… 

C’è un legame particolare che si instaura in certi luoghi o vicino a certe persone oppure anche in  virtù di certe azioni. In questo luogo si coagula la predisposizione di una terra sacra, abitata da  uomini in cammino infaticabile verso Cristo che non fanno altro che a loro volta farsi abitare da  Cristo. Il risultato “alchemico” di questa composizione non può che travalicare qualunque limite,  qualunque impedimento, qualunque incomprensione così che la Bellezza di Dio si manifesti anche al  più indurito dei cuori. Ci si lega a una Bellezza dunque che è difficile ritrovare altrove, non  impossibile, ma a causa delle condizioni di vita del mondo, in senso evangelico, è concretamente

del mondo, in senso evangelico, è concretamente  

una fatica ingrata quella di cui si fa esperienza nel ricercare il Sacro, il Bello, il Vero nella vita ordinaria nel mondo. Tuttavia, sarà capitato a  molti di aver vissuto esperienze che, anche solo per un attimo, l’hanno pervaso di quel senso religioso innato ad ogni uomo tale che una volta provato, appunto, diventa assolutamente innegabile, indelebilmente chiaro che Qualcosa esiste al di là dei nostri sensi e che vuole essere conosciuto. Ecco, sul Monte Athos semplicemente questo sogno di fine nottata, questa intuizione  sfocata, questa inconscia e ineffabile consapevolezza viene proiettata sulla materia, sulla superficie  di un lembo di terra e su tutto ciò che vi abita.




Quel che si percepisce è una strana follia che si aggira per quelle montagne, tra quei boschi, nelle pietre che sorreggono i mattoni a picco sul mare, nelle barbe dei monaci che si prostrano di fronte alle icone dal lucido sguardo presente, nei canti innalzati nel buio notturno illuminati dalle candele e trasportati dall’incenso. È la sensazione che lì la realtà si schiuda verso l’alto, dilatando tempo, spazio e mente permettendo così l’insinuazione di quella mansueta follia riflessa in ogni istante di esistenza che scorre secondo un verso che non appartiene al mondo. E si percepisce nitidamente. 

Come dice Padre Teofilo: la fede è follia. 

Come dice la saggezza popolare Russa: devi attirare a te quel che cerchi. 

Non sapevamo esattamente cosa cercavamo, ci siamo trovati a seguire la follia. Ci siamo accorti che  la folle fede di uomini tutti rivolti a Cristo cercava noi.


Riccardo Dimida


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