L'arte del buon vivere

                    

Viviamo ormai in un mondo in cui la qualità è stata sostituita dalla quantità, un mondo in cui i ritmi frenetici della città cercano in tutti i modi di impedirci di pensare a cose ben più alte, un mondo dove non esiste più bene o male, bello o brutto, esiste solo il piacere, nella sua forma più primitiva e deteriore, un piacere consumato senza coscienza, senza nemmeno chiedersi perché si desidera così ardentemente una determinata cosa.

Lo vediamo ovunque per le strade della città, dai bar alle discoteche, dalle librerie ai negozi di moda, ovunque vige la legge del consumo e della quantità.

In questo mondo però esistono ancora uomini che, alzando gli occhi al cielo, ammirano il suo splendore e, volendo raggiungerlo, cominciano a liberarsi dalle logiche moderne e smettono di essere un numero per entrare nel regno degli esseri umani.

E in questa lotta per educare la propria stessa indole, ormai corrotta, l'uomo risvegliato scopre il gusto del bello, un bello che non è bello in funzione dell'uomo ma che è espressione della perfezione assoluta che è ben al di sopra dell'uomo stesso.

E comincia allora a scoprire la pittura, la musica, la scultura, la poesia e qualsiasi forma d'arte che esprima il bello.

Tuttavia c'è una forma d'arte che l'uomo risvegliato non coglie facilmente, di natura più pratica e che riguarda la vita di tutti i giorni, ossia l'arte del ben vivere, un arte che può apparire a tratti dura, forse anche bigotta ma che avvicina l'uomo sempre di più verso l'assoluto inebriandosi ogni giorno di bellezza.

Ma come praticare quest'arte? La domanda sorge spontanea ma è di facile risposta, bisogna riscoprire i riti quotidiani che i nostri stessi predecessori hanno sempre compiuto.

Riti che consistono in azioni anche molto simili a quelle che facevamo in precedenza ma che acquistano un valore simbolico ben più profondo.





Un esempio può essere trovato nella rasatura della barba, un atto che è normalmente compiuto ogni giorno senza alcun valore, ma che se fatto nel modo giusto può diventare un vero e proprio rito, l'uomo infatti dovrebbe approcciarvisi con la mente sgombra dai problemi esterni, con l'idea che quello stesso momento è dedicato a lui, a quel punto il rito può cominciare, prendendo con una mano il sapone da barba e con l'altro il pennello comincia ad inumidire il pennello con abluzioni sacre, dopodiché con vigore ruoterà ciclicamente il pennello sul sapone per fare montare la schiuma che poi sarà posta sul viso come un pittore dipinge su una tela, infine il momento della rasatura, rigorosamente con un rasoio di sicurezza o a mano libera, legato innanzitutto alla tradizione dei nostri padri, e indice poi di equilibrio e precisione di colui che lo utilizza poiché un solo errore potrebbe provocare una ferita.

L'esempio ancor più importante del ben vivere riguarda la cucina, argomento difficile da trattare per chi si trova solo al principio di questo percorso, in quanto estremamente complesso e variegato sia per quanto riguarda la preparazione dei piatti ma anche per quanto riguarda la preparazione della tavola, per non parlare poi delle regole di comportamento Durante i pasti.

Eppure la differenza tra il mangiare per saziarsi ed il mangiare bene ed elegante è forse la più tangibile ed evidente di tutte le declinazioni di quest'arte, vediamo dunque quali sono i passaggi principali per trasformare un pasto qualsiasi in un banchetto sacro.





Per cominciare l'uomo che decide di intraprendere questo percorso deve, a mio parere anche saper cucinare bene, per conoscere il vero valore dei prodotti utilizzati l'unico modo è cucinarli, una volta raggiunto poi un certo livello di cucina sarà possibile anche sperimentare nuovi accostamenti di cibo ai quali prima non avremmo neanche pensato, saper cucinare bene significa però non solo saper soddisfare il palato ma deve anche essere salutare per il proprio organismo, una persona che decidesse di cucinare sempre saporito ad esempio ma estremamente pesante per il proprio organismo, oltre a smettere di essere elegante rischierebbe di rovinare il proprio corpo, che va trattato invece come un tempio.

Vi è poi anche l'aspetto estetico del piatto, in quanto l'uomo mangia anche con gli occhi, il piatto perciò non deve essere un semplice contenitore per il cibo ma deve essere per il cuoco esattamente come la tela per il pittore in modo che il cibo si trasformi in opera d'arte.

Da non scordare inoltre è l'accompagnamento del cibo che, se accostato a del buon vino può esaltare ulteriormente il suo sapore.


  Un soir, l’âme du vin chantait dans les bouteilles :       Nelle bottiglie l’anima del vino una sera cantava:

  « Homme, vers toi je pousse, ô cher déshérité,         ”o uomo, verso te sospingo, o caro desiderato,

  Sous ma prison de verre et mes cires vermeilles,  dentro la mia prigione di vetro e sotto i rossi suggelli,  

  Un chant plein de lumière et de fraternité!                       un canto pieno di luce e fraternità! 


                           Charles Baudelaire, les Fleurs du Mal, L’ame du Vin


Infine arriva il momento della consumazione del pasto che deve essere fatta con il massimo rispetto per le vittime immolate per il nostro sostentamento.

Ogni azione da noi compiuta in sintesi può essere rivolta al bello, anche lo stesso vestire, che ci riguarda così profondamente in quanto primo elemento che dimostra la nostra indole al prossimo, può e deve essere consacrato alla bellezza, il processo per fare ciò in questo caso è molto più semplice ed alla portata di tutti in quanto basta rifarsi all'eleganza classica dei nostri padri, riprendendo la tradizione di una virilità elegante, tutta consacrata alla bellezza.

A prova ulteriore che il bello riguarda ogni aspetto della vita dell'uomo oltre ai profumi anche il fumo è un aspetto importante che risulta essere completamente differente dal modo moderno di fumare, nel mondo moderno infatti il fumo o viene stigmatizzato oppure diviene una dipendenza , privato di ogni suo aspetto estetico, viene ormai consumato in pochi istanti, magari anche distrattamente, non è un caso infatti se nella società contemporanea quando si pensa al fumo si pensa subito alla sigaretta, prodotto di facile consumo e dalla durata irrisoria, che non concede nemmeno il tempo di gustare a pieno il momento della fumata, contro l'idea moderna del fumo risulta perciò necessario riaffermare il suo tradizionale valore sacro e sacralizzante, bisogna perciò tornare all'uso del sigaro o della pipa che, come un turibolo inebria d'incenso la chiesa, allo stesso modo lei apporta essenze purificatrici per esaltare il tempio che è l'uomo, ed ogni singola fumata agisce come un invocazione per innalzare noi stessi ed incoraggiarci e darci forza per tornare subito dopo a combattere i nemici del bene e del bello.


Je suis la pipe d’un auteur; (…)                 sono la pipa d'uno scrittore; (...)   

J’enlace et je berce son âme                     abbraccio e cullo la sua anima

Dans le réseau mobile et bleu                   nella rete mobile ed azzurra  

Qui monte de ma bouche en feu               che sale dalla mia bocca di fuoco 


La Pipe, Charles Baudelaire


Saper ben vivere in sintesi non è solo un modo di apparire al prossimo, non è un puro formalismo da bacchettone, è bensì una via per consacrare tutti noi stessi all'assoluto, in questa logica è perciò necessario tenere bene a mente che tutta questa bellezza che ci inebria non è nostra e non può essere da noi posseduta, è però una presenza che ci dimostra continuamente la nostra tendenza all'assoluto, il nostro amore per il bello e ci deve spingere ulteriormente a rivolgerci continuamente verso colui che più di qualunque cosa è bello. Colui che in assoluto È.



Riccardo Prosperi




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